Come capire se stai somatizzando? Come trovare la cura per quei dolori che ti stanno portando a rinunce e malessere costante? In questo articolo capiremo insieme da dove nasce la tua somatizzazione e come stare meglio.
Cos’è la somatizzazione
La somatizzazione è un processo mediante il quale una condizione cronica di stress e ansia si esprime sotto forma di sintomi fisici reali, con o senza una diagnosi specifica. Questo significa che in presenza di una diagnosi (come fibromialgia, vulvodinia, cefalea, artrite e così via) esiste una componente emotiva sottostante che va ad aumentare la percezione del dolore. In molti casi il disturbo può essere talmente invalidante da compromettere la qualità della vita, con evidenti ripercussioni nella quotidianità della persona.
La somatizzazione non è altro che il modo in cui il tuo corpo sta cercando di farti capire che qualcosa non va. Quando non riusciamo a verbalizzare il malessere, ci pensa il corpo a parlare. Mente e corpo difatti sono intimamente connessi. Le emozioni lasciano tracce biologiche nel nostro corpo e quando alcuni eventi travolgenti ci segnano in modo particolare, la mancata espressione di pensieri ed emozioni, può favorire l’insorgenza di sintomi fisici e psichici.
L’aspetto psicologico della somatizzazione
Molto spesso le persone vivono con frustrazione e impotenza la presenza di sintomi che pur essendo di natura fisica, tendono a ricomparire poco dopo aver terminato lunghi periodi di cura. Questo accade quando la reazione fisica è una risposta chiara ad un evento stressante che continua ad agire nel nostro presente. Cerco di spiegarlo meglio con un esempio: prima di ricorrenze importanti, una mia paziente tendeva a somatizzare il peso emotivo di dover incontrare i suoi familiari, con cui non era in buoni rapporti. Qualche giorno prima puntualmente si ammalava, a volte un virus intestinale, in altri casi l’influenza. Perché mai accadeva? Perché la malattia fisica le dava modo di non presenziare alle riunioni di famiglia, evitando di verbalizzare chiaramente il suo NO.
Questo è un esempio di come alcuni sintomi parlino al posto nostro, proteggendoci da situazioni per noi spiacevoli. La cattiva notizia è che delegando le azioni al corpo sintomatico, il passo per la cronicizzazione è molto rapido. Difatti, il corpo conserva memoria della gratificazione secondaria ottenuta mediante quel sintomo (non vado, resto a casa, non mi espongo) e questo favorisce la sua ripetizione nel tempo in situazioni simili.

Le somatizzazioni più frequenti
La somatizzazione si può manifestare con forme e modi molto diversi. Tutto dipende dalla storia della persona, dal contesto in cui vive, dal rapporto con la malattia e il proprio corpo. Ecco alcune delle forme psicosomatiche più frequenti.
Disturbi gastrointestinali
Nausea, vomito, colite, mal di stomaco e crampi, intestino irritabile, gonfiore, sono tutti sintomi collegati a specifiche emozioni, spesso la rabbia e l’ansia. L’intestino non a caso viene chiamato anche “secondo cervello“.
Cervicale e mal di schiena
Collo e spalle rappresentano simbolicamente il luogo in cui si concentrano i pesi, non solo fisici, ma anche emotivi. Persone che si caricano di responsabilità eccessive, faticano a delegare e a chiedere aiuto, sono a rischio di sviluppare somatizzazioni in queste zone del corpo. Maggiore sarà la rigidità dei muscoli, maggiore sarà la rigidità emotiva.
Cefalea ed emicrania
Quando si è sotto pressione, la cefalea e l’emicrania aiutano a spegnere temporaneamente il cervello, portando la persona a ritirarsi dal mondo dei pensieri e dagli impegni. “Se non riesco a pensare in modo sereno, mi devo fermare“. Sono associate spesso anche alla presenza di situazioni conflittuali trascinate nel tempo e anche in questo caso sono tipiche di persone che tendono alla perfezione.
Stanchezza cronica
Dormire e svegliarsi sempre stanchi è un chiaro indizio di una incapacità del corpo di rilassarsi e staccare la spina. Spesso la stanchezza cronica è figlia di un sistema nervoso sempre in allerta, presente in persone che hanno difficoltà a fermarsi e sono sempre iperattive.
Problemi della pelle
Dermatiti, psoriasi, eczema, prurito ricorrente, esprimono la difficoltà della persona nel definire confini chiari e sani con il resto del mondo. La pelle è il filtro che noi mettiamo con l’esterno, ma è anche la sede di baci, abbracci e carezze. In presenza di rabbia non verbalizzata o conflitti nelle relazioni, è frequente che i disturbi esplodano in modo molto invasivo.
Dolori che migrano
In alcuni casi si può manifestare anche la migrazione di dolori da una parte all’altra del corpo. Si cura un sintomo, questo sparisce e poi ne compare uno nuovo, come se il corpo avesse continuamente bisogno di rimarcare la necessità di lavorare sulla radice emotiva del problema.
Chi somatizza
Episodi isolati di somatizzazione possono capitare a chiunque in periodi intensi e di forte stress. Tuttavia ci sono alcune persone particolarmente predisposte più di altre.
A tal proposito sono molto interessanti gli studi compiuti da Gabor Matè che nel suo bestseller “Il corpo dice no” raccoglie il profilo tipico di persone a rischio di somatizzazione, riscontrando una maggiore diffusione soprattutto nelle donne. Generalmente si tratta di persone tendenti al perfezionismo, molto predisposte ad aiutare gli altri e poco attente ai propri bisogni. Il poco spazio per sè impedisce dunque di essere centrati e di elaborare sentimenti ed eventi spiacevoli.
Come la psicoterapia ti può aiutare
Quando si soffre di disturbi psicosomatici, fare rete tra professionisti può davvero fare la differenza. Imbottire il corpo di farmaci per zittire un sintomo non è mai risolutivo. Spesso, una volta terminata la cura, il sintomo torna a farsi sentire proprio perchè non si tratta di un problema solo organico, ma è il riflesso di una condizione emotiva che necessita di essere elaborata. La vera guarigione passa solo dall’ascolto del proprio corpo e questo è proprio quello che avviene in un percorso di psicoterapia. Proprio come è accaduto a Sara (nome di fantasia), una paziente affetta da anni da dermatite seborroica e curata in modo non adeguato da vari specialisti.
Nel mio lavoro con i pazienti integro la terapia sistemico-relazionale con l’EMDR , un approccio scientifico riconosciuto a livello internazionale, in grado di favorire la rielaborazione di emozioni rimaste bloccate nel nostro sistema nervoso e causa dell’attivazione di quel sistema di allerta costante che favorisce poi i sintomi.
Lavorare con la somatizzazione aiuta a ricostruire il significato simbolico dei sintomi, regolando il sistema nervoso ed elaborando le esperienze associate. Nel momento in cui si dà voce a pensieri taciuti per il timore di ferire gli altri e si restituisce dignità ai propri bisogni, i sintomi cessano di urlare e il corpo può gradualmente tornare a sperimentare sicurezza.
Se convivi con un dolore cronico invalidante, al punto da non riuscire più a gestire serenamente la quotidianità, il lavoro e le relazioni, questo è lo spazio in cui possiamo costruire insieme un percorso che ti aiuti a gestire tutto questo.
Il tuo dolore è reale e merita di essere ascoltato.
Come l’EMDR interviene nel trattamento del dolore
Nel mio approccio clinico non ci occuperemo solo dei sintomi, ma di tutto quello che circonda il tuo dolore e il modo in cui lo affronti. L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio scientificamente validato che ha già riportato ottimi risultati nel trattamento delle malattie croniche e dei sintomi.
Approfondisci qui: EMDR: come funziona e perché è efficace
Ecco come lavoreremo insieme:
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Rielaborazione dei ricordi negativi associati ai sintomiIl tempo trascorso in attesa di una diagnosi e la diagnosi stessa finiscono con il diventare dei veri e propri traumi. Con l’EMDR andremo a diminuire l’impatto delle emozioni negative legate al tuo problema.
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Diminuzione della soglia del doloreQuando il corpo prova dolore per molto tempo, le zone del cervello legate al sistema di allerta restano iperattivate. L’EMDR riduce la percezione dell’intensità del dolore, migliorando la quotidianità.
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Analisi del significato del doloreFaremo in modo che il sintomo diventi un messaggero, andando a comprendere quali altri significati possono nascondersi dietro di esso. Il corpo diventa alleato e non più nemico.
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Diminuzione dello stress cronicoLavorando sull’impatto del dolore a livello emotivo, l’ansia e le paure si ridurranno e questo migliorerà la sensazione di sicurezza e calma nel corpo.
Il tuo dolore è reale e merita di essere ascoltato.
Se vuoi capirne di più, ti invito a vedere il mio video su Youtube che trovi in fondo all’articolo.
Un percorso online cucito su misura per te
La terapia EMDR offre gli stessi benefici sia in modalità online che in presenza. Il percorso online è pensato per chi ha poco tempo, vive lontano o semplicemente preferisce collegarsi da casa.
Domande frequenti
L’EMDR funziona anche online per il dolore cronico?
Certamente! Non ci sono differenze fra l’EMDR online e quello in presenza, cambia solo la modalità.
Non ho ancora una diagnosi medica, posso farlo lo stesso?
Sì, non è necessaria una diagnosi per intervenire. Sia che si tratti di una patologia cronica che di una forma psicosomatica, l’EMDR lavora sulla gestione del dolore e sul significato simbolico assunto nel tempo.
Posso detrarre la fattura anche se risiedo all’estero?
Se sei una cittadina italiana iscritta all’AIRE o hai redditi in Italia, puoi tranquillamente scaricare la fattura come spesa medica, essendo la psicoterapia una prestazione sanitaria.
Quanto dura il percorso?
Dipende dalla situazione specifica. Lo valutiamo insieme nel colloquio telefonico conoscitivo gratuito, prima di iniziare qualsiasi percorso.
Scrivimi su WhatsApp per fissare un colloquio informativo e capire come posso aiutarti.