Violenza sulle donne: un fenomeno spesso nascosto
Spesso la violenza sulle donne si consuma tra le pareti di casa, lontano da occhi indiscreti. Quali sono le conseguenze e come è possibile uscirne fuori?
Il tema della violenza sulle donne è oramai all’ordine del giorno e ha spalancato scenari di maltrattamenti e abusi tenuti nascosti in un silenzio d’omertà.
Spesso la famiglia diventa il ricettacolo di tutte le frustrazioni e le tensioni, una sorta di pungiball dove scaricare la rabbia.
Generalmente è l’uomo a mettere in atto forme di aggressività e violenza e se poi la donna, anziché ribellarsi a tali soprusi, li subisce passivamente assumendo il ruolo di vittima, si alimenta un circolo vizioso che sembra non avere mai fine.
Perchè è così difficile denunciare?
La violenza sulle donne agisce come una forma di terrorismo psicologico fatto di minacce e intimidazioni in cui l’obiettivo è quello di far sentire la vittima insicura, impotente, sola. Non stupisce quindi che denunciare sia molto complesso, non perchè la donna sia debole e vulnerabile, ma perchè esistono una serie di fattori contestuali oggettivi di cui bisogna tenere conto.
Una revisione sistematica della letteratura (Vicente-García et al., 2026 Trauma, Violence, & Abuse) ha evidenziato le difficoltà che le donne devono affrontare prima di chiedere aiuto alle forze dell’ordine. La vergogna e l’isolamento sociale, così come la paura per le conseguenze, la precarietà economica e la scarsa fiducia nei servizi, spesso rappresentano punti cruciali che rischiano di bloccare la persona.
Inoltre non è da sottovalutare la trasmissione intergenerazionale della violenza. Crescere in un contesto in cui il maltrattamento era normalizzato e all’ordine del giorno, porta a credere che la violenza sia normale. Questo perché le relazioni vissute in famiglia diventano un modello di amore e affetto, ma se in quel modello ci sono anche componenti violente, queste vengono assimilate come normali. Di conseguenza, da adulti, si farà fatica a individuare quei segnali di allarme che dovrebbero far capire la pericolosità di una relazione.
In tutto questo scenario non sono da trascurare gli effetti devastanti che la “violenza assistita” produce sui figli. Assistere a scene di violenza tra i propri genitori aumenta il rischio di sviluppare problematiche psicopatologiche.
Domande frequenti
Se una donna non denuncia subito, significa che la violenza non è grave?
No. La velocità nel chiedere aiuto non è un fattore determinante per capire o meno la pericolosità del legame. Il tempo impiegato dipende da tutti quei fattori (vergogna, paura, precarietà del lavoro…) che possiamo definire vere e proprie barriere alla denuncia della violenza domestica.
Perchè è così difficile riconoscere che si tratta di violenza?
Perchè il primo ostacolo spesso è proprio riconoscere la violenza, soprattutto quando si è cresciute all’interno di famiglie con le stesse problematiche. La violenza e l’aggressività sembrano normali.
Cosa può fare chi ha un parente o un’amica che sta vivendo in questa situazione?
Evitare di giudicare, ma ascoltare. Il numero 1522 del Centro Antiviolenza può essere un primo riferimento importante, anche solo per un confronto.
Bibliografia: Vicente-Garcia,R. La Parra-Casado,D. Vives-Cases,C. Journal: Trauma, Violence, and Abuse. 2026. https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/15248380251409827
Dott.ssa Alessia Fistola, Psicologa e Psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi Abruzzo N°2096. Lavoro esclusivamente online, con pazienti in tutta Italia e all’estero, con un approccio che integra la psicoterapia sistemico-relazionale con l’EMDR.
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