mamme con la partita iva valentina simeoni

Mamme con la partita iva: una lettura irriverente e spassosa consigliata a tutte le libero professioniste alle prese con la gravidanza e la maternità.

Una mano tesa per chi vuole sentirsi meno sola in questo periodo così delicato, ritrovando un pezzo di sè e della propria storia nelle varie esperienze raccontate dalle altre donne.

Mamme con la partita iva: perchè dovresti leggerlo

Se stai vivendo la tua gravidanza e la maternità barcamenandoti tra le scartoffie del tuo lavoro da libero professionista, questo è proprio il libro adatto a te.

Mamme con la partita Iva. Come vivere allegramente la maternità quando tutto è contro“, di Valentina Simeoni, narra in maniera esilarante (ma a tratti anche crudele), il percorso della maternità vissuto con gli occhi di donne libero professioniste.

Attraverso i racconti di giovani neo-mamme si viene catapultati in un mondo oscuro quale quello del lavoro autonomo. Le storie si intrecciano l’una con l’altra, scoprendo punti in comune ma anche differenze tra ogni donna.

Un filo conduttore sembra però emergere da ogni racconto: la solitudine che accompagna ogni mamma. Quella stessa solitudine che prima della gravidanza era vissuta come un senso di libertà ed espressione della piena autonomia.

Libertà di scegliere quando e come lavorare, in quali orari essere reperibile, quali progetti accettare e quali rifiutare. Trasferte, lavori nel weekend e a tarda notte: tutto questo viene spazzato via con la nascita di un bambino che ci pone inevitabilmente di fronte a nuove esigenze.

Quando arriva un bimbo in casa, sembra che tutto debba rallentare, se non addirittura fermarsi. E in questo, diciamolo apertamente, noi libero professioniste non siamo così brave.

Eroine dell’ultima ora, wonder woman accreditate, paladine del sacrificio e dell’efficienza assoluta, ecco che veniamo messe a tappeto da un esserino così piccolo, ma capace di assorbire tutte le nostre energie.

Ed è proprio questa la grande rivoluzione della maternità! Ma che fine fa il nostro lavoro?

Rinunciare al lavoro o resistere fino alla fine?

Si scopre così che non sono poche le insidie che le lavoratrici autonome dovranno affrontare rispetto alle tutele riconosciute in gravidanza.

Questa tipologia di lavoro consente in linea di massima una maggiore libertà in termini di gestione del tempo e dei carichi di lavoro. Ma è pur vero che questa stessa libertà viene poi pagata a caro prezzo nel momento in cui l’efficienza e la disponibilità di una mamma in gravidanza iniziano a vacillare.

Ed è così che ci si ritrova a lavorare in condizioni fisiche indigenti. A volte si trascura anche la propria salute pur di non perdere i propri clienti o pazienti.

Per tutte, prima o poi, arriva però il fatidico bivio: tutelare la maternità e prendersi il meritato congedo dal lavoro o continuare a lavorare sino agli sgoccioli, a volte a pochi giorni dal parto?

La scelta non è così semplice quando a livello previdenziale mancano quelle certezze che offrono al contrario sicurezza a chi svolge un lavoro alle dipendenze.

Quando si lavora in proprio, si hanno sulle spalle i pesi degli introiti e delle spese, le incombenze burocratiche, le scadenze da rispettare e i progetti da sviluppare.

Scegliere di prendersi un congedo significa mettere in conto che i propri clienti/pazienti andranno da qualcun altro e forse non torneranno mai più.

Significa saper affrontare il rischio di essere rimpiazzati sul mercato da qualche altra donna che ha scelto di non avere figli o che al momento semplicemente non ne ha in programma.

Dove sono le tutele per le donne incinte?

In Italia la maternità è ancora vista come un ostacolo alla professione, soprattutto per le libero professioniste. Possiamo dirlo apertamente, senza peli sulla lingua.

Non è un caso che oggi la gravidanza sia sempre più un evento programmato tra un corso di formazione e una pausa estiva, tra un nuovo progetto e la fine di un altro.

L’esercito delle libere professioniste oggi è in continua crescita, dal mondo sanitario a quello dell’editoria, dalle varie professioni del web alle donne avvocato, architetto, ingegnere e così via.

Eppure sembra che la maternità resti ancora un abbaglio. Qualcosa che può capitare, ma che è meglio che non capiti se non si vuole vedere precipitare la propria professione.

Consideriamo poi che non tutte le donne hanno la fortuna di stare bene durante la gravidanza. Quando la minaccia di un aborto, l’eccesso di stress o altre problematiche mediche costringono al riposo forzato, ecco che la giovane libero professionista è costretta a mettere da parte il suo lavoro.

Tutto questo, nella maggioranza dei casi, senza avere diritto ad una retribuzione per il periodo di assenza dal lavoro.

Ed è così che quella battuta d’arresto scatena emozioni contrastanti: da un lato il bisogno di ritrovare del tempo per sè, per tutelare la gravidanza, dall’altro l’ansia di essere tagliate fuori.

Sopravvivere alla nascita del bebè

Le cose si complicano ulteriormente con la nascita del bambino. Tutte le problematiche di cui sopra, portano spesso le libero professioniste a sacrificare il tempo da dedicare al puerperio per rientrare subito al lavoro.

Chi ne ha la possibilità sceglie il compromesso del lavoro da casa, che non è comunque esonerato da tutta una serie di difficoltà dal punto di vista logistico.

Non sempre ad esempio si ha la possibilità di ritagliarsi un piccolo ufficio in casa. Inoltre le condizioni fisiche non sono del tutto ottimali: la mancanza di sonno, la stanchezza, l’irritabilità, il dover essere onnipresenti in un momento così delicato per il bambino, creano un mix di emozioni negative.

Tutto questo spesso rischia di compromettere il benessere psicologico della donna, con ripercussioni evidenti anche sulla serenità del bambino.

In tali situazioni il supporto dei familiari è davvero importante. Una buona rete di sostegno è la miglior protezione contro il rischio di sviluppare una depressione post-partum, con tutte le implicazioni che questa patologia comporta.

Cosa resta da fare allora? Il libro “Mamme con la partita iva” porta in luce gli aspetti più bui di una condizione fin troppo bistrattata.

Appassionarsi pagina dopo pagina a questa lettura aiuta a guardare le cose con occhi diversi, a rintracciare lembi di speranza nei momenti più torbidi. Ci si lega inconsapevolmente alle tante donne incontrate nel libro, a Valentina, Sara, Claudia, per citarne solo alcune.

Ed è così che ci si sente meno sole, ci si rispecchia nelle esperienze delle altre mamme per farne tesoro, ci si fa coraggio e si cerca di calibrare il tutto per arrivare ad una maggiore consapevolezza.

Perchè in fondo è proprio questo quello di cui si ha bisogno, ancor più in un momento delicato come quello della maternità.

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